- Km e Tempo di percorrenza: 4,9 Km | 2.00h
- Dislivello in mt (somma di tutte le salite): 328 mt
- Difficoltà: Media
- Punto di partenza: Parcheggio prima di entrare a Combai lungo Via Trento
- Descrizione breve: Dal centro di Combai cammineremo lungo il percorso BoscArt con le sue sculture lignee inerenti l le leggende della tradizione popolare (come il Biss Badaliss). Agganciata la strada de la Fan saliremo fino al Punto di Osservazione della Flora e Fauna locale per poi rientrare verso Borgo Colmellere.
- Passeggino/Carrozzina: No
Percorso
Una bella camminata da affrontare piano piano e senza fretta, che coniuga arte, tradizione e storia. Raggiungiamo il parcheggio di fronte alla Pro Loco e saliamo lungo la scalinata che ci porta al centro di Combai. Da qui svoltiamo a sinistra fino all'incrocio, poi andiamo a destra per immetterci in Via Trieste.
Scalinata verso il centro di Combai
Fontana Via CimavillaFiancheggiamo delle case in pietra e, dall'altra parte, si aprono scorci sulla vallata. Ai bordi della strada alcune sculture lignee ci anticipano l'inizio, ormai vicino, di BoscArt. Ma Samuele è più attirato dalla pittura murale del pollaio con delle galline molto colorate che hanno fatto le uova tutte nello stesso punto. Lasciamo alle spalle la fontana di Via Cimavilla, da dove possiamo godere di una bella vista sul Santuario della Beata Vergine dell'Addolorata.
Marco Albino resta sempre indietro e devo più volte smuoverlo. Facciamo un'ampia curva verso sinistra e compaiono i primi cartelli segnaletici che ci indicano la via da seguire per BoscArt e la Strada de la Fan.
Giungiamo a un bivio con un imponente gallo ligneo che ci accoglie, e da qui proseguiamo a sinistra lungo Via Fiume per raggiungere subito dopo la deviazione verso sinistra che, salendo per il bosco, che ci condurrà ad altre sculture.
Gallo ligneo
Saliamo per vedere le altre sculture di BoscArtMa prima della salita la truppa reclama il panino e Samuele, guardandosi attorno, si ricorda di quando siamo stati qui con la biblioteca di Miane ad ascoltare le storie del Barba Zucon, del Biss Badalis, del Mazariol e di altri miti della zona.
Comincia la salita vera e propria che non entusiasma i miei camminatori, ma dopo qualche curva un profumo si espande per il sentiero: è profumo di miele di castagno e in effetti poco più in là ci sono varie arnie con le api operose che gironzolano nei dintorni.
Poco più avanti degli occhi ci scrutano: è il Biss Badalis, il cui sguardo può pietrificare il malcapitato, ma Marco Albino ci ricorda che è solo una storia e non è vero.
Biss Badalis
MazariolL'ascesa prosegue, seguendo le indicazioni, verso il Mazariol... se ne calpesti l'orma perdi la memoria, magari non trovi più la strada di casa e ti tocca restare qui! Raggiungiamo così la località Pardolin con una casera e il Drago di Moncader, il preferito dei bambini che infatti si mettono qui a toccarlo e a osservarlo per bene. Tutto intorno a noi è un cinguettio continuo.
Il bello di questa camminata è che, avendola già fatta più volte, Marco Albino, Sebastian e Samuele proseguono quasi da soli e spesso dobbiamo richiamarli. Anzi, ora sanno già il nome delle varie sculture e si ricordano le storie. Facciamo una breve pausa nello spazio antistante il drago, perché poi inizierà la salita più ardua lungo la Strada de la Fan.
Drago di Moncader
Casera località PardolinSuperata la casera andiamo a destra e, al bivio successivo, raggiungiamo un pannello che illustra la fauna di questa zona. Sebastian è molto interessato alle bisce: appena vede il cartello sulla fauna locale si ferma e poi inizia a farmi mille domande. “Ma sono velenose? E quanto diventano lunghe?”. Gli spiego che in queste zone si possono incontrare diverse specie di bisce innocue, anche se vederle scivolare tra l’erba fa sempre un certo effetto.
In ogni caso, è sempre bene fare attenzione a dove si mettono i piedi e tenersi a distanza da possibili pericoli. Distinguere al volo una vipera da un biacco non è affatto facile per noi camminatori comuni, quindi preferisco sempre stare alla larga ed eventualmente cambiare strada.
Saliamo per il sentiero a sinistra e i nostri piedi calpestano i numerosi ricci di castagne, molto presenti in questa zona da sempre vocata alla coltura del castagno. Uno in particolare penetra nella scarpa di Samuele (tocca sempre a lui!) e dobbiamo operare d'urgenza.
Dopo la casera avanti verso destra
Piccoli animali del boscoFinalmente agganciamo il tratto recuperato della Strada de la Fan, dove si nota ancora chiaramente il vecchio lastricato in pietra, testimone del passaggio di chi saliva quassù per necessità, in tempi ben diversi dai nostri.
La salita c'è e si fa sentire nelle gambe, anche perché il fondo è sconnesso e coperto di foglie, ma per la gioia di Marco Albino le panchine sono molto numerose e invitano a frequenti soste. Raggiunta una casera rincuoro tutti con un: "ci siamo quasi". Evelina prende un ramo e lo lancia a Sebastian che lo prende al volo... inizia così una sorta di lancio tra tutti noi con questo rametto che vola dall'uno all'altro.
La Strada de la Fan
Casera RoseEd eccoci finalmente al punto di osservazione della flora e della fauna locale. Qui ci sediamo sulle panchine ad ammirare il verde del bosco e a tenere le orecchie bene aperte per ascoltare il cinguettio degli uccelli e i movimenti degli animali. Poi c'è spazio per giochi di equilibrismo, esplorazione dei dintorni e lavori con le pietre.
Io ed Evelina ci perdiamo a guardare gli imponenti faggi e a starcene un po' seduti. Stiamo così una buona oretta, permettendo ad ognuno di sviluppare la propria creatività, anche se alla fine si mettono l'uno vicino all'altro ad "intagliare delle pietre".
Punto di osservazione
Tutto il verde intorno a noiPer il ritorno seguiamo il percorso dell'andata fino al Drago di Moncader e poi scendiamo per il sentiero posto di fronte al "cancello della casera". La discesa a tratti è ripida, tutti ruzzoliamo per terra almeno una volta tranne Sebastian.
Località Pardolin al ritorno
Portale ligneoPassiamo un portale in legno e raggiungiamo la Marantega (una sorta di befana veneta)! Piano piano la vista si apre e siamo a Borgo Colmellere con le sue tipiche case in pietra.
Marantega
Borgo ColmellereA Borgo Colmellere la truppa capisce che ormai la fatica è finita e c'è ampio spazio per un po' di sano agonismo da maschi, che iniziano a rincorrersi, darsi sberle e punzecchiare il papà, non ricordandosi che il papà è come il cinese: sta fermo e aspetta che arrivino a tiro per "vendicarsi", ma Sebastian mi gira alla larga.
Strada bianca verso Combai
Capitello di San VittoreOltrepassiamo il Capitello di San Vittore, diamo qualche sguardo su Combai quando la via si apre sulla destra e in men che non si dica guadagniamo il gallo ligneo visto all'andata e di lì a poco il centro del paese.


















