- Km e Tempo di percorrenza: 4,5 | 1.5h
- Dislivello in mt (somma di tutte le salite): irrisorio
- Difficoltà: Facile
- Punto di partenza: Parcheggi vicino alla Chiesa di San Cassiano
- Descrizione breve: Facile camminata nella campagna di San Cassiano tra campi coltivati e distese incolte dall'anima agreste, dove l'erba alta segue il ritmo delle stagioni. Passeremo su strade secondarie di paese e sentieri di campagna, spesso all'ombra di grandi acacie che, nel periodo della fioritura, regalano uno spettacolo per gli occhi e per l'olfatto
- Passeggino/Carrozzina: Sì
Il percorso
È il 25 Aprile, giornata di festa e, oltretutto, è anche San Marco. Tanti auguri Marco Albino per il tuo primo onomastico. In giornate come queste, in cui tutti si muovono verso mete lontane, noi preferiamo restare vicino a casa, lontani dalle direttrici di traffico più frequentate. Così ci ritroviamo a San Cassiano, frazione di Quinto di Treviso, per una facile passeggiata in campagna. L'ho promesso alla truppa: oggi niente fatica, solo relax.
Partiamo verso le 9.30 dalla Chiesa di San Cassiano il cui campanile ricorda una torre medievale, ci dirigiamo verso destra (con la chiesa alle nostre spalle) e poco più avanti prendiamo il vicoletto (Vicolo San Cassiano) che si inoltra a sinistra per la campagna.
E' aprile ma il sole si fa già sentire, dopo qualche passo, notiamo ai lati dei grandi fiori bianchi che dal ramo sembrano cadere verso terra. Sono i fiori di acacia che spiccano con il loro colore e da cui le api traggono il miele di acacia, il preferito dai bimbi perché più dolce.
Chiesa San Cassiano
Vicolo FornaciQuesta strada è asfaltata ma non passano molte auto, al primo bivio giriamo a sinistra (cartello che indica la Postazione di Trincea della mitragliatrice) e poi più avanti restiamo sempre a sinistra prendendo la via con il cartello di Strada Chiusa. C'è un bel venticello che rinfresca l'aria
Alla nostra sinistra, tra i campi, notiamo i filari di Moreri (i gelsi). Un tempo definivano i confini tra le proprietà contadine, ma erano soprattutto una fonte vitale di sostentamento: tra le loro foglie trovavano dimora i bachi da seta, con cui le famiglie integravano i loro magri guadagni.
Postazione di Trincea
Moreri tra i campiOsservando la geometria del paesaggio, Evelina mi fa notare un dettaglio affascinante: i confini di questi campi hanno subito pochissimi cambiamenti nel corso dei secoli. Nonostante il passare delle generazioni e il cambio dei proprietari, la loro forma è rimasta pressoché invariata, quasi fosse un'impronta digitale. La truppa invece è più interessata alla strana forma di questi gelsi, sembrano quasi un pupazzo con un ciuffo verde in testa.
Alla nostra destra in lontananza intravediamo un folto gruppetto di acacie il cui bianco dei fuori spicca in mezzo al marrone dei campi incolti e al verde di quelli coltivati a frumento. Un gran bel contrasto di colori che ci regala questo aprile.
Il cammino continua e, quando il vicolo sembra finire, giriamo a destra per la strada sterrata di campagna (seguendo il cartello per la trincea). Questo tratto per i passeggini è un po' movimentato, ma il fondo irregolare fa sì che anche i bimbi non si annoino con un percorso troppo piatto!
Viottolo di campagna
Prati fioritiSiamo in prossimità della siepe di acacie ma mi soffermo a guardare i prati liberi in cui la natura sorge spontanea regalando fioriture ed erbe frequentate da api e altri insetti. Queste terre racchiudono al loro interno un sacco di erbe utili come il tarassaco, la piantaggine, il silene e altre; peccato non saperle riconoscere tutte.
Seguiamo la strada principale che curva verso destra e, tra i campi, scorgiamo il cartello della trincea. Una volta raggiunta, troviamo un pannello esplicativo che illustra come questi resti di manufatto militare facessero parte del campo trincerato di Treviso, costruito durante la Grande Guerra
Samuele è l'unico davvero interessato alla storia, e mi raccomanda pure di stare attento a non caderci dentro! Marco Albino, invece, ha occhi solo per il rosso acceso dei papaveri che iniziano a spuntare, mentre Sebastian... beh, lui vorrebbe già essere a casa davanti al computer e ci sprona a proseguire.
Riguadagniamo il sentiero principale proseguendo verso destra, fino a immetterci sulla strada bianca di Via Fornaci, dove svoltiamo a sinistra.
I resti della trincea
Circondati dalle acacieSulla destra ci accompagna un lungo filare di moreri ma, alzando gli occhi al cielo... wow! Sopra di noi si apre un lungo filare di acacie cariche di fiori, con il ronzio delle api operose che si stanno dando un gran da fare. Il profumo dolce dei fiori si mischia a quello pungente del fieno: poco più avanti, infatti, scorgiamo un campo di erba appena tagliata che profuma di estate anticipata.
Arriviamo a un incrocio e giriamo a sinistra in Via Levade. Qui decidiamo di fermarci per una breve sosta: c’è tutto quello che serve per riprendere fiato. Una fontanella per rinfrescarsi, una panchina all'ombra, un crocifisso e un piccolo monumento dalla forma curiosa che assomiglia molto a un mappamondo. C'è anche un grande masso, ma diciamo ai bambini di non arrampicarsi.
Fontana all'incrocio
La spiga di frumentoDai lati del sentiero spuntano anche i fiori bianchi di un altro alberello: è il sambuco. Poco più avanti, Evelina raccoglie a bordo strada una spiga di frumento e chiama Marco Albino per fargli vedere da vicino come è composto il 'cuore' di questa pianta così preziosa.
Sebastian, osservandola con attenzione, nota dei lunghi filamenti che puntano verso l'alto e chiede a cosa servano. Mentre Evelina gli spiega la struttura naturale della pianta, io intervengo con un briciolo di inventiva: 'Vedi Sebastian? È il loro modo di difendersi dagli uccelli che vorrebbero mangiarsi i chicchi!
Passiamo nei pressi di una casa e veniamo accolti da un chiasso incredibile: udiamo i versi di tantissimi animali, sembra quasi uno zoo di cortile. Forse i galli, sentendoci arrivare, si sono spaventati e stanno cercando di radunare le galline per proteggerle da noi "usurpatori" venuti da lande lontane.
All'ombra delle acacie
Capitello di Sant'AntonioIl cammino prosegue protetti dall'ombra di grandi acacie e sambuchi. Passiamo nei pressi del Capitello di Sant'Antonio e invito i bimbi a prendere una foglie di gadia (acacia) e provare a fischiare con quella. Ci vuole un po' ma i più grandi ce la fanno mentre il terzo simula un "piuuuuuuuuuu" con la voce; era il mio fischietto di quando ero piccolo.
D'improvviso Samuele mi chiama: 'Papà, guarda! C'è un tornado di gabbiani!'. In effetti, poco più in là, decine di uccelli volano in tondo sopra un campo. Non ne capiamo subito il motivo: si staranno mettendo d'accordo per qualcosa? O forse stanno litigando? O magari stanno facendo una festa!
Tra una chiacchiera e l'altra su questa misteriosa festa, raggiungiamo un nuovo incrocio dove notiamo un'altra edicola campestre, con un tavolino e qualche sedia che invitano alla sosta. Noi però proseguiamo verso sinistra lungo Via Pasubio. Qui bisogna prestare un po' più di attenzione: la strada è tranquilla, ma ogni tanto passa qualche auto.
Via Pasubio
Gabbiani e trattoreCamminiamo dritti tra i campi che si stendono a destra e a sinistra, finché sveliamo il mistero: dei gabbiani poco più avanti un trattore sta arando il campo e i gabbiani sono tutti lì, in coda dietro al vomere, a caccia di semi e lombrichi. Ecco spiegata la festa.
Davanti a noi compare il campanile di San Cassiano e in effetti finita Via Pasubio siamo proprio di fronte alla Chiesa del paese.










